Mondadori

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Il buio dentro

Molto spesso nelle librerie i miei romanzi si trovano nella sezione dedicata ai ragazzi.
Be’, premesso che la letteratura fantastica nel nostro paese e’ da sempre considerata “robetta per ragazzi”, io mi sento lusingato da questa catalogazione e vi spiego il motivo: i ragazzi sono i migliori lettori perche’ non hanno ancora perso la capacita’ di sognare, di emozionarsi e lasciarsi andare all’immaginazione.
Per qualche strano motivo, i libri che ho letto tra i dieci e quindici anni sono quelli che ricordo con maggiore chiarezza. Hanno influenzato la mia crescita, le mie preferenze e contribuito a fare di me la persona che sono.
E allora si’, sono un autore per ragazzi, e scrivo storie con la speranza che qualcuno, tra venti anni, si ritrovi ad aprire un vecchio scatolone di libri in soffitta, ad accarezzare la copertina impolverata di un mio romanzo e a sorridere, ripensando a quando, a tredici anni, era tutto piu’ semplice.

Antonio

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[Recensione]: “Fanteria dello Spazio” di Robert A. Heinlein

Ci sono romanzi che se letti durante l’adolescenza sono in grado di segnarti per sempre, influenzando non solo le preferenze letterarie future ma la tua intera esistenza. Mi riferisco a una categoria di libri che ha avuto effetti devastanti su di me, deviando la mia psiche dal sentiero dei lobotomizzati (l’italiano medio). Potrei stilare una lista, una sorta di Schindler’s List della narrativa di genere, ma preferisco non tediarvi oltre con le premesse e andare direttamente al punto. Oggi vi parlo di un autore statunitense, Robert A. Heinlein, e del suo “Fanteria dello Spazio”, romanzo considerato pietra miliare dello space opera militare, pubblicato nel 1959 (in Italia nel 1962, Collana Urania Mondadori) e insignito del Premio Hugo nel 1960.

Mondadori, ISBN: 9788804556152

Mondadori, ISBN: 9788804556152

Sventagliare al mondo intero d’apprezzare Heinlein e la sua opera può essere pericoloso. Rischierei infatti d’essere additato come fascista dagli pseudo-intellettuali del cazzo vomitati dai social networks. Gli amanti della fantascienza sanno che Heinlein è l’opposto di quel fricchettone di Philip Dick, quindi per evitare equivoci metto le mani davanti: per me Hitler era un omosessuale latente con la fobia del pene ebraico, mentre Mussolini… bah…

Ora basta divagare e torniamo a “Starship Troopers”. Il protagonista, Juan “Johnny” Rico, è un giovane appartenente a una famiglia benestante, che dopo il diploma decide di non iscriversi a Harvard e seguire il percorso disegnato per lui dal padre e, imitando il suo migliore amico Carl, parte volontario come fante spaziale. Nel futuro dell’anticonformista Heinlein, l’umanità, rinata dopo la crisi socio-politica del ventesimo secolo che causò una guerra mondiale, è governata da una Federazione. Tale Federazione è basata su una sorta di meritocrazia non-ereditaria e autoselezionata, in cui tutti i residenti godono di un notevole grado di libertà in campo economico, sessuale, di parola, ma non della piena cittadinanza, che è richiesta tra l’altro per godere del diritto al voto. L’origine di tale sistema viene fatto risalire nel romanzo alla decisione di alcuni veterani, nel periodo di caos succeduto all’ultima guerra terrestre (si parla di un trattato del 1987 tra due blocchi contrapposti: Cina e Alleanza Anglo-Russo-Americana), di riservare a sé stessi le decisioni importanti, in particolare a partire dal giudizio e dall’esecuzione di commilitoni che si erano macchiati di crimini. La cittadinanza è appannaggio esclusivo di chi ha svolto il Servizio Federale volontario per la durata minima prevista, cioè due anni. Ovviamente la carriera di fante spaziale non dura solo un biennio, e questo Johnny lo scoprirà molto presto.

“Non esistono armi pericolose. Esistono solo uomini pericolosi.”

La storia è lineare e scorrevole (rallenta purtroppo quando l’autore indugia con le sue spiegazioni, forse non necessarie, sui ranghi militari del Servizio Federale). Lo stile di Heinlein è da maestri del genere, e quindi mi inchino. La narrazione parte con il durissimo addestramento riservato alle reclute nei campi sparsi sulla Terra, in cui uomini come il sergente Zim hanno il compito di plasmare i giovani fino a trasformarli in marines dello spazio, impavide macchine da guerra pronte a tutto. L’Universo in effetti è dannatamente pericoloso, la Federazione è in guerra con civiltà extraterresti ostili alla specie umana, come gli aracnoidi. A supporto delle nostre truppe c’è però un equipaggiamento degno dei migliori videogames: una tuta potenziata, descritta come un enorme scafandro che permette al fante di essere lanciato sul campo di battaglia, un pianeta, dallo spazio. La tuta non deve essere pilotata, in quanto amplifica i movimenti di chi la indossa, permettendo ad esempio di compiere salti molto alti, oltre alla possibilità di volare per brevi distanze grazie alla spinta di propulsori. Non sto qui a dirvi che la corazza è attrezzata con diversi tipi di armi, dai lanciafiamme fino alle cariche atomiche. Insomma, mazzate alla cecata! Le battaglie affrontate da Juan però non sono solo fisiche, ma soprattutto psicologiche, e lo trasformeranno da frivolo diciottenne in un eroe da trincea, oltre che nel comandante che ogni soldato vorrebbe avere al proprio fianco quando piovono escrementi dal cielo.

Se amate la fantascienza, o volete avvicinarvi a essa, allora “Fanteria dello Spazio” non può mancare sugli scaffali della vostra libreria. Oltre a essere un ottimo libro, ha spalancato le porte dell’immaginario su nuovi orizzonti. Le visioni di Heinlein hanno influenzato il genere sci-fi e, se mi guardo bene intorno, vedo pezzi di “Starship Troopers” un pò ovunque, dalla cinematografia alla sfera ludica. A proposito, Hollywood si è liberamente ispirata al romanzo per realizzare alcune pellicole, tra cui questo bellissimo film animato: