Mese: settembre 2013

[Recensione]: Non prima che siano impiccati – Joe Abercrombie

Entrando in libreria qualche giorno fa ho sentito uno strano rumore. Mi sono guardato intorno, pensando a un’interferenza nell’impianto stereo, ma ho subito scosso il capo. Non c’era nulla d’elettronico in quel suono. Mi sono aggirato tra banconi che esponevano i capolavori letterari di Moccia e Fabio Volo, le biografie di calciatori analfabeti e le ricette di Antonella Clerici. Ero disorientato, mi trascinavo come il John Nash di “A Beautiful Mind” in preda alle allucinazioni. Sentivo le voci. Centinaia, migliaia di voci! Un ruggito, il cozzare delle armi sbattute con forza contro gli scudi. Urla di battaglia si levano dagli scaffali impolverati della sezione fantasy: erano le grida dei guerrieri che avevano risposto al richiamo delle spade. Solo quando ho abbassato lo sguardo mi sono accorto che stavo stringendo tra le mani un libro, così forte che le mie nocche erano sbiancate.
Joe Abercrombie è tornato, e ora sono cazzi vostri.

beforepiccola

“Non prima che siano impiccati” è il secondo capitolo della serie “La Prima Legge” del talentuoso autore britannico, Joe Abercrombie. Il titolo, che richiama alla frase del poeta tedesco Heinrich Heine, è azzeccatissimo. “Noi dovremmo perdonare i nostri nemici, ma non prima che siano impiccati.” In effetti quella di Abercrombie è una scrittura che non perdona, una dichiarazione di guerra verso gli eserciti di stronzi che hanno polverizzato il fantasy degli ultimi anni, intasando il mercato editoriale con vampiri sbrilluccicosi, zombie innamorati e tanta, ma davvero tanta merda.
Se con “Il Richiamo delle Spade” abbiamo fatto amicizia con i personaggi di Abercrombie, in questo nuovo romanzo diventeremo loro fratelli e sorelle.

Saremo al fianco dell’Inquisitore Glotka, lo storpio, zoppicheremo con lui sulle mura della città di Dagoska, sotto un sole martellante, mentre orde di Gurkish attendono all’esterno, preparano l’invasione. Strisceremo nella neve insieme insieme al Maggiore West, a cui è stato affidato l’incarico più infame della guerra contro gli uomini del nord: fare da balia a quell’idiota del Principe Ereditario Ladisla e al suo esercito, il  peggio equipaggiato, addestrato e comandato del mondo intero. Ci spingeremo fino ai confini del mondo, nelle viscere del Vecchio Impero con Logen Novedita, Ferro e il Mago Bayaz, alla ricerca di un antico artefatto che permetta di sovvertire le sorti del mondo, vincere la guerra contro i Mangiatori e le forze del male. Un viaggio insidioso in cui soffriremo, combatteremo e sanguineremo insieme a loro.

Antichi segreti verranno rivelati. Saranno perse e vinte sanguinose battaglie. Acerrimi nemici riceveranno il perdono, ma non prima che siano impiccati.

Stilisticamente il romanzo spacca: amo il modo in cui Abercrombie inchioda il punto di vista su un personaggio e non lo perde per tutto il capitolo. Niente infodump o blablabla del cacchio. Tutto viene spiegato, compreso e vissuto attraverso gli occhi di Logen e degli altri attori. Una scrittura moderna: le ambientazioni sono reali e curate, i protagonisti sono vivi e con una caratterizzazione da manuale che non ha nulla da invidiare a George R.R. Martin. Leggendo questo romanzo vedremo le personalità dei personaggi evolversi, i conflitti interni esplodere in un vortice emotivo che creerà empatia con il lettore. Con “Non prima che siano impiccati” anche l’editore italiano, la Gargoyle Books, sembra essere migliorato. Salvo qualche ripetizione che non compromette la lettura, ho riscontrato una maggiore cura del testo rispetto ad alcune delle precedenti pubblicazioni. Uno sforzo maggiore poteva essere fatto anche per la copertina: è orripilante e chi l’ha disegnata merita di restare chiuso in una stanza senza porte e finestre a beccarsi calci volanti nelle gengive da Chuck Norris. Curiosando però sul sito dell’autore ho notato che nemmeno le altre edizioni internazionali hanno avuto delle cover mozzafiato. Peccato, anche l’occhio vuole la sua parte.

Pff… mi rendo conto d’aver parlato troppo. Questo romanzo mi è piaciuto e non vedo l’ora di spararmi il seguito. Nel frattempo fatevi un piacere, leggete fantasy, leggete Abercrombie.


Ender’s Game – Il trailer

Disponibile online il trailer di Ender’s Game, la pellicola fantascientifica in arrivo nelle sale cinematografiche per Novembre e ispirata  al romanzo, vincitore del Premio Hugo, “Il Gioco di Ender” di Orson Scatt Card (1985). L’autore, ex missionario mormone e sceneggiatore Marvel/DC Comics, è un personaggio controverso dei salotti “fantascientifici” americani: apprezzato dai lettori per la sua scrittura, Orson Scatt Card non è certamente un campione di simpatia per il suo noto attivismo anti-gay. E pensare che aveva collaborato alla realizzazione del videogame Monkey Island… sulla carta questo scrittore pluripremiato doveva avere tutti i requisiti per essere un mega figo, peccato però attirando su di sé le critiche di mezzo universo per la sua palese penefobia. Ahhhh, Orson… quando si dice cascare sul pisello…

Enders_Game_nuovo_poster

Ender’s Game comunque spacca, la trama è avvincente e si propone l’obiettivo ambizioso d’avvicinare il pubblico dei più giovani alla fantascienza. Il protagonista, Ender Wiggin, è un bambino intelligentissimo che frequenta la Scuola di Guerra, un’accademia spaziale dove i ragazzini più brillanti della Terra si addestrano per fronteggiare la minaccia degli alieni Scorpioni. La cosa che colpisce di questo film è sicuramente la presenza di Harrison Ford nel cast. Per i nostalgici di Star Wars, vedere Han Solo… ops, Ford, nello spazio è sempre una grande emozione.

Beccatevi il trailer in hd:

[Recensione]: Joyland di Stephen King.

I lettori seriali hanno un difetto: ogni volta che mettono piede in una libreria non riescono a sottrarsi al disturbo compulsivo che li porta ad acquistare libri. Ci si sente come quei volontari del WWF: i romanzi appaiono come cuccioli abbandonati sugli scaffali e non si può resistere dalla tentazione di portarsene almeno uno a casa. Meglio il compensato Ikea della propria stanza che la polvere di un negozio.
Io appartengo a questa categoria, con un’aggravante: la febbre dello shopping libresco mi porta qualche volta a comprare romanzi che abbandonerò a pagina ottanta. Lo scorso Agosto è stato per me un mese bastardo: due letture messe da parte e una delusione che mi perforava lo stomaco come un pugno d’acciaio.
Ero alla ricerca di una storia che mi travolgesse, costringendomi ad annegare in un oceano di emozioni. Sarà che Zafon non si sbriga a scrivere il seguito de “Il Prigioniero del Cielo”, ma avevo bisogno di quel tipo di romanzo che ti fa sentire come un orfano quando sei arrivato all’ultima pagina.
Agosto, un mese bastardo appunto, ma anche il mese in cui, per mia fortuna, ho ritrovato Stephen King e il suo Joyland.

joylandEstate 1973, Heaven’s Bay, Carolina del Nord. Devin Jones, squattrinato studente universitario, decide durante le vacanze di accettare un lavoro in un luna park. Appena arrivato nel parco divertimenti, popolato da strani personaggi, Dev scopre che il luogo nasconde un macabro segreto: nella Casa degli Orrori si aggira infatti il fantasma di una donna uccisa quattro anni prima in modo decisamente macabro. Per guadagnarsi il magro stipendio, il ragazzo non dovrà soltanto intrattenere i bambini con il suo costume da mascotte, ma anche combattere il male che minaccia Heaven’s Bay. E difendere la ragazza della quale nel frattempo si è innamorato.

Quello di Joyland è un King rilassato. Niente mostri a turbare i nostri sogni o spargimenti gratuiti di sangue, ma solo poesia velata da una coltre di mistero. La cornice è perfetta: la provincia nostalgica dell’America degli anni settanta, i romanzi di Tolkien sul comodino della stanza da letto di quell’affittacamere che affaccia sul mare, la musica dei “The Doors” e dei “Pink Floyd” ad accompagnare i sogni di Devin Jones. Un mondo in cui la paura si mescola alla purezza di sentimenti quali l’altruismo, la bontà d’animo o l’onestà.
Una lettura d’evasione. Mi è bastato scorrere le prime pagine per farmi rapire dalle vicende di Dev, o per innamorarmi del piccolo Mike (il bambino costretto su una sedia a rotelle che saluta Devin ogni mattina insieme alla madre Anne Ross dalla casa sul mare). Sono rimasto per due giorni incollato alle pagine di questo che è uno di quei romanzi che vorresti non finisse mai. Un libro che diverte e fa riflettere sulla condizione dell’uomo, su ciò che siamo.

Stephen King è un maestro, un Re.

Buona lettura.