[Recensione]: “The Heroes” di Joe Abercrombie [autore: Gino Pesca]

Ciao Joe. Di te (posso darti del tu vero?) dicono sia l’erede di Martin. E’ questo che troviamo scritto sulla fascetta che accompagna il tuo secondo volume pubblicato in Italia (La Prima legge). Beh, ma ormai lo sappiamo che il nome di Martin lo azzeccano su ogni libro per vendere meglio. E’ diventato un po’ come dire “Okay, te la cavi bene con la penna, mi ricordi parecchio quel grande maestro, per cui ti do il bollino dorato a forma di stellina con la lucida M stampata al centro, ma… diamine no, non mi aspetto certo che tu possa mai arrivare all’altezza del tuo mentore!”. Lasciati dire una cosa Joe Abercrombie: non sei l’erede di nessuno. Non ne hai bisogno. Il tuo stile, il tuo modo di inquadrare le scene, il tuo limpido realismo, il tuo romantico realismo, persino il tuo esagerato realismo, sono una ventata diversa nel mondo… uhm, vogliamo chiamarlo fantasy?

Ma torniamo a The Heroes. Non starò qui a spoilerare un romanzo che se ne scende in un sol fiato, come un bicchiere di latte al cioccolato al mattino, e ti lascia lì a leccarti i baffetti ancora per un bel pezzo con un sapore di ‘di più… ne voglio di più!’ in bocca. Dirò solo che mi piace la tua scelta di far svolgere il tutto in appena tre giorni, su un fazzoletto di terra infangata, quasi fosse la partita di un qualche gioco di ruolo. E che partita! Duri uomini del nord e feroci selvaggi ancora più del nord in una avvincente battaglia contro i ‘civilizzati’ invasori del sud, ciascuno con i suoi eroi, antieroi, opportunisti, incapaci, vili, codardi. In fondo ciò che realmente tratteggi in modo magistrale è la multiforme sfaccettatura dell’animo umano, messo alle strette dal confronto diretto con la negazione del se stesso che crede di conoscere: la morte.

the-heroes

Gargoyle Books – ISBN: 9788889541784

Quello che mi ha davvero colpito e piacevolmente sorpreso di te è la profondità di pensiero… cavolo, sei riuscito a mettere tanta filosofia e buonsenso spiccio in un romanzo all’apparenza asservito a una crudezza fine a se stessa, come se ne leggono tanti, fin troppi ultimamente. Mi hai fatto riflettere e come sulla guerra, sulla pietà, sulla stupidità e sul ‘culo’, unica vera componente magica della vita terrena. Ci sono certe frasi profonde, ‘perle di saggezza’ le chiamerei, che sono sicuro hai scopiazzato da qualche parte o sgraffignato dai discorsi di qualche vecchio che ne ha visti di inverni, ma ti perdono. Grazie per avercele messe nel tuo libro.

Non ho molto altro da dire. Immagino che potrei rimanere qui ad adularti ancora per un pezzo, a cercare di convincere la gente a leggerti (peggio per loro se non lo fanno) ma ho di meglio da fare. Pensa un po’, devo correre in libreria a comprare “Il Richiamo delle Spade” per non far scomparire l’atmosfera di benessere in cui mi hai cullato con The Heroes. Già so che me ne pentirò, che a sto giro mi farai solo innervosire. Quello infatti è il primo di una trilogia e quando avrò finito di leggerlo comincerò a tamburellare di brutto in attesa che quelli della Gargoyle si degnino di pubblicare gli altri due volumi.

Heroes_by_Joe_Abercrombie_Wraparound

Allora io vado. Ah, aspetta, prima che me ne dimentichi. C’è questa cosa che volevo chiederti fin dalle prime pagine. A parte la strega illusionista barra contorsionista e il mago alchimista trattino ‘vero stronzo della situazione’, mi dici che cavolo c’è di fantasy nel tuo libro? Non che se ne senta la mancanza, visto che non hai bisogno, come tanti altri, di ricorrere a qualche magia da quattro soldi per tappare i buchi in una trama traballante, ma davvero… ci vorrebbe un termine nuovo, che so, un ‘genere’ nuovo, per inquadrare l’opera che hai partorito. La denominazione ‘fantasy’ semplicemente non rende l’idea. Come dici? Avresti coniato un vocabolo nuovo? Sentiamo un po’…

Uhm Joe, senza offesa, ma non mi convince. Meglio rimanere su ‘fantasy’ finché non trovi qualcosa di meglio, o rischi che i Tolkeniani di nascita come me, non ti trovino più fra gli unici scaffali che si degnano di visitare nelle librerie. E sarebbe un vero peccato.

AUTORE RECENSIONE: Gino Pesca

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