[Recensione]: “Hyperion” di Dan Simmons

Vi è mai capitato di passare in libreria, vedere un romanzo nascosto sugli scaffali, sfogliarlo e poi dire “ok, lo prendo la prossima volta”? Beh, questa è la sintesi della mia storia d’amore con “Hyperion” di Dan Simmons. Non so quante volte l’ho tenuto tra le mani, ne ho letto frammenti prima di decidermi a comprarlo, a portarlo a casa. C’era qualcosa che non mi convinceva, sarà stato un processo infame del mio inconscio che mi portava a diffidare del “vincitore del premio Hugo” messo in bella evidenza in copertina, temevo nell’ennesima mossa commerciale finalizzata a vendermi un mattone che avrei poi abbandonato a pagina 80. Ovviamente mi sbagliavo.

Fanucci Ed. - ISBN 9788834718155

Fanucci Ed. – ISBN 9788834718155

Hyperion è il primo volume della saga “I Canti di Hyperion” (composta da quattro libri: Hyperion,  La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion). Quella di Dan Simmon è fantascienza, quella vera e pura che con la sua complessità e le sue atmosfere sollecita il lettore con costanti interrogativi, lo spinge a riflettere anche dopo aver chiuso il libro. Una fantascienza classica che parte dal “Ciclo delle Fondazioni” di Asimov per abbracciare scenari futuristici, contraddistinti da lotte politiche per l’egemonia, viaggi nello spazio e spunti di fantarcheologia che incuriosiscono e non poco.

Il romanzo è ambientato nel ventottesimo secolo, in un futuro ipertecnologico nel quale l’umanità si è sparsa per tutto l’universo su pianeti e colonie varie, anche in ragione dell’esplosione di Vecchia Terra (a causa del cosiddetto Grande Errore), che ci ha costretto a una sorta di diaspora futuristica, l’Egira. I pianeti colonizzati sono controllati dall’Egemonia. Pianeti su cui è possibile spostarsi grazie al teletrasporto gestito dal Nucleo Centrale, una sorta di Matrix di intelligenze artificiali che gestisce la rete dei mondi. All’interno di questo universo complesso esiste un pianeta, Hyperion.

Hyperion ha nulla di speciale, se non il fatto che sulla sua superificie si trova un sito archeologico, le Tombe del Tempo, composto da piramidi, sfingi, e avvolto da un campo anti-entropico che in qualche modo inspiegabile permette di controllare il tempo. A tutto ciò si aggiunge lo Shrike,  una sorta di divinità meccanica che sembra aver potere sul tempo e sulla vita degli uomini. Periodicamente, molte persone – scelte tra i fedeli della Chiesa Shrike – affrontano un pellegrinaggio allo Shrike, con qualche desiderio in tasca. I pellegrini devono andare in un numero primo, e solo il desiderio di uno di loro verrà realizzato. Gli altri verranno assassinati.

shrike

Shrike

Il pellegrinaggio descritto da Simmons è particolare per due motivi: il primo è che i viaggiatori, sette tra uomini e donne, non sono fedeli della Chiesa Shrike (tra loro c’è addirittura un prete cattolico), l’altro aspetto è che durante il viaggio verso Hyperion questi condivideranno le rispettive storie, il modo in cui la loro vita si è connessa allo Shrike, dando al romanzo la forma di una cornice, tipo il Decamerone di Boccaccio o I Canterbury Tales, costruita appunto intorno ai racconti dei sette protagonisti. Tutto ciò avviene durante un’imminente guerra stellare tra l’Egemonia e gli Ouster (una razza d’umani mutati a causa dell’esposizione a diverse condizioni di gravità).

All’inizio ho fatto un pò di difficoltà, sia per la scarsa caratterizzazione dei personaggi che per il bombardamento di termini “fantascientifici” che mi hanno fatto perdere l’orientamento, dopo però è tutta un’altra storia. L’ambientazione è solida e credibile dal punto di vista scientifico: le teorie del viaggio nello spazio, la concezione del tempo e degli anni standard, le città planetarie sviluppate come grandi alveari che si stagliano contro cieli alieni. Simmons è uno scrittore d’elite, non spiega il 100% delle cose con cui pervade il romanzo, le mostra, fornisce indizi affidandosi poi all’attenzione e alla capacità del lettore di ricongiungere i fili. Insomma, se cercate Fabio Volo, Dan Simmons non fa per voi. I racconti dei pellegrini sono tutti belli (e anche questo giustifica il meritato Premio Hugo), ma quello che ho preferito è la storia molto toccante narrata dal Console, il diplomatico che fa parte del gruppo dei sette, che racconta il suo legame con lo Shrike attraverso gli occhi e le vicende dei suoi nonni, l’odio verso quell’istinto naturale dell’uomo a distruggere gli ecosistemi, a ripetere gli sbagli del passato a causa di una continua e spasmodica ricerca del profitto attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali.

Hyperion non ha un finale compiuto, anzi ti lascia lì con l’amaro in bocca, quindi basta parlare… è meglio che corra in libreria a comprare il secondo volume della saga.

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11 comments

  1. Romanzo notevole. Bellissimo e poetico. Fino alla fine non sapevo chi fosse il traditore, che poi è lo stesso ambasciatore. Non vedo l’ora di leggere gli altri tre romanzi.
    Quest’anno ho letto solo due libri decenti, questo e Vivere per morire di John Scalzi.
    Gli altri, Urania per lo più, erano deludenti.

      1. Non mi collegavo da tempo, per questo il tuo post non era stato ancora approvato. La mia recensione non è molto diversa da quelle presenti online e ti consiglio d’andare a leggere un pò di blog in giro prima di venire a lamentarti in “casa mia”. A sforzarmi, non riesco proprio a vederlo questo “spoil” di cui parli.
        Il consiglio che posso darti è comunque quello di provare a leggere Dan Simmons e tutti i suoi romanzi, è un autore che merita a prescindere dalla mia misera recensione.
        Ognuno è fatto a suo modo, io per esempio me ne frego di quello che scrivono gli altri a proposito di un libro, credo che un romanzo non sia un ristorante o un albergo da prenotare sulla scorta di quanto scritto su TripAdvisor, e se vado a cercare recensioni (oppure le scrivo), è solo per condividere sensazioni e punti di vista con quelli che il libro l’hanno già letto. Di certo non mi sarei potuto limitare a scrivere: un bellissimo libro, leggetelo! Sarebbe stata un’offesa per altri che trovano interessanti i miei post.
        Un saluto.

    1. antonello potevi evitare di mettere spoiler ,spero che quello che hai scritto non sia il fulcro di tutto il libro.
      anzi consiglio al proprietario del blog di rimuovere il post di Antonello o di modificarlo .

      grazie…

  2. Un libro che ho adorato, probabilmente – fra i romanzi di fantascienza che ho letto – il migliore che mi sia mai trovato fra le mani.
    La struttura alla Canterbury Tales (alla quale è chiaramente “ispirato”) ha permesso, tramite l’occhiolino alla letteratura inglese passata – di caratterizzare un personaggio per volta a fondo senza che si urlasse all’infodump.

    Ti consiglio tutti e 4 i libri. Non fermarti al secondo – come forse ti consiglieranno alcuni – perché il ciclo si chiude davvero solo con le scoperte degli altri 2 volumi 😀

  3. ho letto solo Hyperion, ma devo dire che, a parte il fatto che trovi la prosa di Simmons un po’ troppo poco scorrevole, altresì giudico il romanzo molto originale e pregevole; così come i personaggi e le loro storie coinvolgenti ed emozionanti a livello che difficilmente se ne trova nel genere. Un po’ deluso dal fatto che il volume non contempli una chiusura leggermente più ariosa del capitolo.

      1. Più che altro non trovo che la prosa di Simmons sia eccessivamente complessa o articolata, piuttosto un po’ troppo ricca in alcuni passaggi. Ma c’è chi invece trova proprio in questo un motivo in più per apprezzarlo. De gustibus non disputandum est …

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