[Recensione]: “Armageddon Rag” di George R.R. Martin

Per molti scrittori raggiungere il successo vuol dire anche assistere alla riqualificazione di quelle proprie opere che agli inizi della carriera erano passate inosservate. Romanzi affascinanti e ben scritti, ma caratterizzati da un impatto commerciale meno diretto, un appeal che tramutava i libri in ordigni difettosi, pronti a esplodere tra le mani dei loro stessi creatori. Potrei stare citare decine di scrittori noti che si sono visti ripubblicare tutto dalle case editrici solo dopo aver raggiunto la fama. Qualcosa di simile è accaduto anche a George R.R. Martin che, dopo aver sgomitato per guadagnare una discreta reputazione nei salotti letterari americani con i racconti brevi (vincitore del Premio Hugo nel 1975 con “La Canzone per Lya”), nel 1983 rischia di precipitare dal cornicione del grattacielo su cui era salito per sfidare le leggi di gravità. Un grattacielo fatto di pagine appena stampate ed emozioni: Armageddon Rag.

Gargoyle Books - ISBN: 9788889541975

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Parlando di Armageddon Rag, Stephen King l’ha definito quel il miglior libro mai letto sulla cultura della musica rock americana degli anni ’60. In effetti, in questo romanzo sperimentale di Martin (che fino ad allora si era mosso nel genere fantastico) di musica ce ne è tanta. Sto parlando del suono duro e graffiante dei Nazgul (una band inventata), le cui note sono alcol sul fuoco delle coscienze di una generazione di giovani americani cresciuti a pane e Woodstock. Martin è stato un pacifista, schierato ai tempi del college contro la guerra nel Vietnam e, leggendo questo romanzo, un thriller con leggere venature horror, mi sono chiesto quanto di lui ci fosse nel protagonista, Sandy Blair.

Sandy Blair, ex giornalista dell’underground, ora autore affermato, conduce una vita monotona a New York: una bella fidanzata in carriera, un appartamento di stupendo e il blocco dello scrittore. Blair rischia di trasformarsi in uno spettro schiacciato dal senso di responsabilità verso il suo agente e la compagna, Sharon, che continua a rinfacciargli il suo essere irresponsabile, un lavativo (il romanzo nuovo è inchiodato a pagina 37) e nostalgico di un passato ormai morto. Eppure il passato ritorna, facendo tremare la terra sotto i piedi di Sandy: dalla vecchia rivista, l’Hedgehog, gli chiedono un articolo su un misterioso e raccapricciante omicidio di cui è rimasto vittima Jamie Lynch, ex promoter dei Nazgùl. La ricerca degli indizi per la stesura del pezzo diventa per Sandy l’occasione di un lungo viaggio per gli Stati Uniti, un viaggio alla riscoperta di sé e di un mondo estinto, sullo sfondo della musica dei Nazgùl, chiamati a riunirsi per un ultimo, letale concerto.

Il romanzo si legge praticamente da solo, i dialoghi cinematografici e le descrizioni stilose non fanno altro che consolidare le qualità di un autore che da lì a qualche anno avrebbe raggiunto il successo mondiale con “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Eppure, nonostante le recensioni positive, nel 1983 Armageddon Rag si rivela un flop, rischiando di stroncare la carriera. Come al solito gli editori, fiutando la possibilità di perdere soldi, si rifiutano di pubblicare il nuovo lavoro di Martin, Black and White and Red all Over, romanzo poi rimasto incompiuto. George R.R. Martin, oggi considerato il maestro del fantasy contemporaneo, ha rischiato a causa di Armageddon Rag di dover cambiare mestiere.

Per fortuna per noi lettori che il destino ci mette sempre una pezza a colori. Armageddon Rag infatti piace a Philip DeGuere, già produttore esecutivo di serie televisive di successo come il poliziesco Simon & Simon. DeGuere contatta Martin con l’intenzione di trarne un film e in breve i due diventano amici. Il film non viene realizzato, ma quando DeGuere entra a far parte della produzione della nuova serie di “Ai confini della realtà”coinvolge Martin come sceneggiatore. Inizia così per George un periodo di dieci anni dedicati alle produzioni televisive, fino al ritorno alla narrativa nel 1996 con “Il Gioco dei Troni”.

Come sempre, buona lettura!

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