Mese: maggio 2013

Destiny The Game – Trailer

I giorni passano e l’E3 si avvicina. Sarà una battaglia a colpi di video promozionali e dimostrazioni, uno scontro tra i colossi Microsoft e Sony in previsione del lancio delle due nuove console (XBOX One e PS4), ma l’E3 sarà soprattutto un’occasione per ammirare i primi filmati di gioco di Destiny.

Bungie (software house creatrice di Halo), la quale sta lavorando duramente per rendere questo sparatutto fantascientifico un esperienza di gioco “definitiva”, ha dato in pasto agli appassionati un trailer live-action/CG di elevata qualità., girato da Jon Favreau.

L’attenzione si focalizza su un Guardiano della Città, pronto a vivere un epica avventura ricca di azione per riconquistare il nostro Sistema Solare. Durante l’azione il protagonista rivive istanti della sua infanzia, gli torna alla memoria il momento in cui gli venne insegnata per la prima volta la lezione più importante di tutte: “Legge della Jungla”.

 

Per maggiori informazioni, vi rimando a un mio precedente articolo: DESTINY.

 

Be Brave!

 

 

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[Recensione]: “Hyperion” di Dan Simmons

Vi è mai capitato di passare in libreria, vedere un romanzo nascosto sugli scaffali, sfogliarlo e poi dire “ok, lo prendo la prossima volta”? Beh, questa è la sintesi della mia storia d’amore con “Hyperion” di Dan Simmons. Non so quante volte l’ho tenuto tra le mani, ne ho letto frammenti prima di decidermi a comprarlo, a portarlo a casa. C’era qualcosa che non mi convinceva, sarà stato un processo infame del mio inconscio che mi portava a diffidare del “vincitore del premio Hugo” messo in bella evidenza in copertina, temevo nell’ennesima mossa commerciale finalizzata a vendermi un mattone che avrei poi abbandonato a pagina 80. Ovviamente mi sbagliavo.

Fanucci Ed. - ISBN 9788834718155

Fanucci Ed. – ISBN 9788834718155

Hyperion è il primo volume della saga “I Canti di Hyperion” (composta da quattro libri: Hyperion,  La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion). Quella di Dan Simmon è fantascienza, quella vera e pura che con la sua complessità e le sue atmosfere sollecita il lettore con costanti interrogativi, lo spinge a riflettere anche dopo aver chiuso il libro. Una fantascienza classica che parte dal “Ciclo delle Fondazioni” di Asimov per abbracciare scenari futuristici, contraddistinti da lotte politiche per l’egemonia, viaggi nello spazio e spunti di fantarcheologia che incuriosiscono e non poco.

Il romanzo è ambientato nel ventottesimo secolo, in un futuro ipertecnologico nel quale l’umanità si è sparsa per tutto l’universo su pianeti e colonie varie, anche in ragione dell’esplosione di Vecchia Terra (a causa del cosiddetto Grande Errore), che ci ha costretto a una sorta di diaspora futuristica, l’Egira. I pianeti colonizzati sono controllati dall’Egemonia. Pianeti su cui è possibile spostarsi grazie al teletrasporto gestito dal Nucleo Centrale, una sorta di Matrix di intelligenze artificiali che gestisce la rete dei mondi. All’interno di questo universo complesso esiste un pianeta, Hyperion.

Hyperion ha nulla di speciale, se non il fatto che sulla sua superificie si trova un sito archeologico, le Tombe del Tempo, composto da piramidi, sfingi, e avvolto da un campo anti-entropico che in qualche modo inspiegabile permette di controllare il tempo. A tutto ciò si aggiunge lo Shrike,  una sorta di divinità meccanica che sembra aver potere sul tempo e sulla vita degli uomini. Periodicamente, molte persone – scelte tra i fedeli della Chiesa Shrike – affrontano un pellegrinaggio allo Shrike, con qualche desiderio in tasca. I pellegrini devono andare in un numero primo, e solo il desiderio di uno di loro verrà realizzato. Gli altri verranno assassinati.

shrike

Shrike

Il pellegrinaggio descritto da Simmons è particolare per due motivi: il primo è che i viaggiatori, sette tra uomini e donne, non sono fedeli della Chiesa Shrike (tra loro c’è addirittura un prete cattolico), l’altro aspetto è che durante il viaggio verso Hyperion questi condivideranno le rispettive storie, il modo in cui la loro vita si è connessa allo Shrike, dando al romanzo la forma di una cornice, tipo il Decamerone di Boccaccio o I Canterbury Tales, costruita appunto intorno ai racconti dei sette protagonisti. Tutto ciò avviene durante un’imminente guerra stellare tra l’Egemonia e gli Ouster (una razza d’umani mutati a causa dell’esposizione a diverse condizioni di gravità).

All’inizio ho fatto un pò di difficoltà, sia per la scarsa caratterizzazione dei personaggi che per il bombardamento di termini “fantascientifici” che mi hanno fatto perdere l’orientamento, dopo però è tutta un’altra storia. L’ambientazione è solida e credibile dal punto di vista scientifico: le teorie del viaggio nello spazio, la concezione del tempo e degli anni standard, le città planetarie sviluppate come grandi alveari che si stagliano contro cieli alieni. Simmons è uno scrittore d’elite, non spiega il 100% delle cose con cui pervade il romanzo, le mostra, fornisce indizi affidandosi poi all’attenzione e alla capacità del lettore di ricongiungere i fili. Insomma, se cercate Fabio Volo, Dan Simmons non fa per voi. I racconti dei pellegrini sono tutti belli (e anche questo giustifica il meritato Premio Hugo), ma quello che ho preferito è la storia molto toccante narrata dal Console, il diplomatico che fa parte del gruppo dei sette, che racconta il suo legame con lo Shrike attraverso gli occhi e le vicende dei suoi nonni, l’odio verso quell’istinto naturale dell’uomo a distruggere gli ecosistemi, a ripetere gli sbagli del passato a causa di una continua e spasmodica ricerca del profitto attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali.

Hyperion non ha un finale compiuto, anzi ti lascia lì con l’amaro in bocca, quindi basta parlare… è meglio che corra in libreria a comprare il secondo volume della saga.

[Recensione]: “Armageddon Rag” di George R.R. Martin

Per molti scrittori raggiungere il successo vuol dire anche assistere alla riqualificazione di quelle proprie opere che agli inizi della carriera erano passate inosservate. Romanzi affascinanti e ben scritti, ma caratterizzati da un impatto commerciale meno diretto, un appeal che tramutava i libri in ordigni difettosi, pronti a esplodere tra le mani dei loro stessi creatori. Potrei stare citare decine di scrittori noti che si sono visti ripubblicare tutto dalle case editrici solo dopo aver raggiunto la fama. Qualcosa di simile è accaduto anche a George R.R. Martin che, dopo aver sgomitato per guadagnare una discreta reputazione nei salotti letterari americani con i racconti brevi (vincitore del Premio Hugo nel 1975 con “La Canzone per Lya”), nel 1983 rischia di precipitare dal cornicione del grattacielo su cui era salito per sfidare le leggi di gravità. Un grattacielo fatto di pagine appena stampate ed emozioni: Armageddon Rag.

Gargoyle Books - ISBN: 9788889541975

Gargoyle Books – ISBN: 9788889541975

Parlando di Armageddon Rag, Stephen King l’ha definito quel il miglior libro mai letto sulla cultura della musica rock americana degli anni ’60. In effetti, in questo romanzo sperimentale di Martin (che fino ad allora si era mosso nel genere fantastico) di musica ce ne è tanta. Sto parlando del suono duro e graffiante dei Nazgul (una band inventata), le cui note sono alcol sul fuoco delle coscienze di una generazione di giovani americani cresciuti a pane e Woodstock. Martin è stato un pacifista, schierato ai tempi del college contro la guerra nel Vietnam e, leggendo questo romanzo, un thriller con leggere venature horror, mi sono chiesto quanto di lui ci fosse nel protagonista, Sandy Blair.

Sandy Blair, ex giornalista dell’underground, ora autore affermato, conduce una vita monotona a New York: una bella fidanzata in carriera, un appartamento di stupendo e il blocco dello scrittore. Blair rischia di trasformarsi in uno spettro schiacciato dal senso di responsabilità verso il suo agente e la compagna, Sharon, che continua a rinfacciargli il suo essere irresponsabile, un lavativo (il romanzo nuovo è inchiodato a pagina 37) e nostalgico di un passato ormai morto. Eppure il passato ritorna, facendo tremare la terra sotto i piedi di Sandy: dalla vecchia rivista, l’Hedgehog, gli chiedono un articolo su un misterioso e raccapricciante omicidio di cui è rimasto vittima Jamie Lynch, ex promoter dei Nazgùl. La ricerca degli indizi per la stesura del pezzo diventa per Sandy l’occasione di un lungo viaggio per gli Stati Uniti, un viaggio alla riscoperta di sé e di un mondo estinto, sullo sfondo della musica dei Nazgùl, chiamati a riunirsi per un ultimo, letale concerto.

Il romanzo si legge praticamente da solo, i dialoghi cinematografici e le descrizioni stilose non fanno altro che consolidare le qualità di un autore che da lì a qualche anno avrebbe raggiunto il successo mondiale con “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Eppure, nonostante le recensioni positive, nel 1983 Armageddon Rag si rivela un flop, rischiando di stroncare la carriera. Come al solito gli editori, fiutando la possibilità di perdere soldi, si rifiutano di pubblicare il nuovo lavoro di Martin, Black and White and Red all Over, romanzo poi rimasto incompiuto. George R.R. Martin, oggi considerato il maestro del fantasy contemporaneo, ha rischiato a causa di Armageddon Rag di dover cambiare mestiere.

Per fortuna per noi lettori che il destino ci mette sempre una pezza a colori. Armageddon Rag infatti piace a Philip DeGuere, già produttore esecutivo di serie televisive di successo come il poliziesco Simon & Simon. DeGuere contatta Martin con l’intenzione di trarne un film e in breve i due diventano amici. Il film non viene realizzato, ma quando DeGuere entra a far parte della produzione della nuova serie di “Ai confini della realtà”coinvolge Martin come sceneggiatore. Inizia così per George un periodo di dieci anni dedicati alle produzioni televisive, fino al ritorno alla narrativa nel 1996 con “Il Gioco dei Troni”.

Come sempre, buona lettura!