[Recensione]: “I Figli di Armageddon” di Terry Brooks

Scrivere fantasy vuol dire dipingere su una tela infinita, giocare con le sfumature dei colori tracciando confini di mondi nuovi, visionari. La bravura di un autore infatti non si limita solo a creare storie avvincenti ma coincide con la sua capacità di concepire ambientazioni e universi che siano sì frutto dell’immaginazione ma allo stesso tempo concreti e vicini al nostro. Terry Brooks, maestro del fantasy contemporaneo, amato e odiato dai lettori di tutto il mondo, è riuscito in tutti questi anni d’attività a innovare i canoni del world building introdotto da Tolkien e fare scuola per decine e decine di  scrittori del genere. Con “La Spada di Shannara” (1977), Brooks ha dato inizio a una saga che ha fatto trascinato i lettori nelle Quattro Terre, facendo rivivere le atmosfere e i dettagli di un pianeta decaduto, il nostro.

ISBN:  9788804572282

ISBN: 9788804572282

Il mondo di Brooks non stato è creato dal nulla, il mondo di Brooks si è originato dagli sbagli dell’umanità, e con “I Figli di Armageddon”, primo capitolo della trilogia “La Genesi di Shannara”, l’autore bestseller del NY Times, completa il sentiero narrativo intrapreso con i romanzi precedenti, riproponendo il tema postapocalittico in forma del tutto inedita.

La Terra, distrutta da una combinazione di guerra e collasso ecologico, lascia spazio all’irrompere del fantasy classico e ai criteri a cui siamo stati abituati dalla letteratura di genere. Un fantasy cupo e disperato, che mi ricorda per certi aspetti il far west futuribile e le ambientazioni di Mad Max. L’interazione fra armi nucleari, elementi scatenati ed epidemie ha prodotto una nuova specie, che supera il concetto di mutante. Dove ha vinto il Male, non possono che imperversare i Demoni, che con il loro operato subdolo e invisibile hanno manipolato l’uomo, guidandone i passi verso l’olocausto. A essi si contrappongono gli ultimi cavalieri del Verbo, Logan Tom e Angela Perez. Il primo animato da un idealismo tipico degli eroi, la seconda determinata trasformare le oasi degli scampati in vivai di ripopolamento. I sopravvissuti infatti vivono in Fortezze, ex-stadi di football fortificati, dove cercano di ricreare una parvenza di civiltà sotto la costante minaccia degli ex uomini. Quest’ultimi, corrotti dalle malattie e dai veleni, si stanno rapidamente trasformando in demoni con un unico obiettivo: distruggere definitivamente la razza umana.

« Fuori dalle mura delle fortezze si rischiava la morte sotto forma di mille nemici diversi. C’erano i mutanti. C’erano gli umani feroci che abitavano nelle rovine della civiltà. C’erano gli eserciti degli ex uomini che battevano la campagna. C’erano creature che nessuno era in grado di descrivere, risalite dall’inferno o strisciate fuori dalle paludi. C’erano anarchia e barbarie. Gli uomini delle fortezze non riuscivano a immaginare di affrontare simili avversari. Anche il rischio di un attacco degli ex uomini era preferibile a una vita all’esterno, dove l’intero mondo era in preda alla follia… »

Logan Tom è in preda allo sconforto. La sua missione è quella di servire il Verbo nella lotta contro i demoni, una guerra chiaramente persa. Per ogni demone da lui ucciso, per ogni campo di schiavitù che distrugge, ne spuntano altri cento. Proprio quando anche le sue ultime speranze stavano spegnandosi, gli viene affidato un compito della massima importanza. C’è ancora una possibilità per il genere umano. Esiste una creatura, il Variante, dotata di poteri magici talmente forti da poter ribaltare la situazione. Ma questo essere può assumere qualsiasi forma e non ha alcuna conoscenza della sua reale identità e dei suoi poteri. A Logan Tom, dunque, il compito di trovarlo e di aiutarlo nella sua impresa.

Lo stile di Brooks è semplice e fluido, i personaggi sono accattivanti e il libro si legge praticamente da solo (io l’ho letto durante un viaggio in treno per Cosenza, appena arrivato alla stazione sono andato a comprarmi il seguito…).  Adoro lo sforzo di Brooks di guardare al futuro, di contaminare la sua scrittura con elementi tipici della fantascienza. Leggere “I Figli di Armageddon” è stata una pura evasione, ho apprezzato la storia (e successivamente l’intera saga) nonostante il ricorso a cliché del genere, quali elfi e magia. Nonostante l’autore sembri essere arrivato con i suoi ultimi romanzi alla frutta, riproponendo temi, dinamiche e situazioni già sviluppate nei suoi lavori precedenti, il mio consiglio d’avvicinarsi a Mr. Brooks resta sempre valido.

Passo e chiudo.

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