[Recensione]: “Le Torri di Cenere” di George R. R. Martin

George R.R. Martin, lo scrittore fantasy vivente più amato e osannato da pubblico e critica. George Raymond Richard Martin, autore dal 1991 del mastodontico ciclo “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Da quando la HBO ha deciso di portare nei salotti del mondo “Games of Thrones”, la serie televisiva di successo ispirata ai suoi libri, è esplosa una vera e propria “martin-mania”. Entri in una libreria, anche la più piccola e meno fornita della tua città, e non puoi fare a meno di notare le file di romanzi di Martin che dominano gli scaffali della sezione fantasy. Bestsellers Mondadori, un esercito in brossura che fa quasi concorrenza alla Meyer e a “The Vampire Diaries” di Lisa J. Smith. Solo che Martin è Martin.

Per un aspirante scrittore come me leggere i suoi romanzi vuol dire essere catapultato indietro ai tempi della primina, quando la maestra mi obbligava a riempire quaderni interi di parole per imparare a scrivere. Negli ultimi anni ho letto tutto ciò che Mr. M avesse pubblicato sul mercato italiano, ne ho studiato lo stile, imparando cose che nessun manuale avrebbe mai potuto insegnarmi e maturando la consapevolezza che forse in un’altra vita sarei potuto arrivare ai suoi livelli. George Martin è un maestro, e non ha scritto solo “Il Gioco dei Troni”. Se avete voglia di conoscere qualcosa in più su questo autore, allora non potete farvi sfuggire l’antologia “Le Torri di Cenere”.

le-torri-di-cenere_copertina

Mondadori-ISBN:9788804600039

Si tratta di una raccolta di 10 racconti brevi, scritti tra il 1971 e il 1977 e tratti a loro volta da “Dreamsongs: A RRetrospective”, antologia che contiene trentaquattro lavori giovanili di Martin raggruppati per cicli narrativi. “Le Torri di Cenere” offre una panoramica sulla capacità di questo scrittore di passare da un genere all’altro, senza perdere la sua potenza narrativa. I primi racconti sono ambientati in un futuro remoto: si va da una guerra stellare in cui si erge la figura del veterano Kagen a una storia di fantasmi che vagano in autostrade ormai in disuso, dal diario che testimonia la solitudine di un uomo che lavora in una stazione spaziale ai confini dell’universo a un thriller ambientato in un pianeta popolato da fantasmi. Il ritmo è serrato e Martin non sembra intenzionato a darti tregua. Nei racconti successivi vieni lanciato nelle indagini di due telepati in visita su un pianeta su cui si è diffusa una nuova religione suicida, oppure  osservi la vita eremitica di un uomo che ha scelto di vivere nella natura selvaggia e pericolosa, provi disgusto per la colonizzazione di un pianeta da parte degli Angeli d’Acciaio (popolazione guerriera dedita al culto del violento dio bambino Bakkalon), o empatia nel leggere dei tentativi di un viaggiatore di lasciare la Città di Pietra in cui è da anni bloccato.

Devo ammetterlo, non sono un amante delle antologie, eppure questo libro mi ha colpito, anzi… mi sono quasi incazzato quando è finito. Nonostante Martin fosse agli inizi della sua carriera, nei racconti è già possibile cogliere il talento che l’ha reso famoso, quell’abilità nel caratterizzare la psicologia dei suoi personaggi, nel dettagliare le ambientazioni e mostrare al lettore l’universo visionario in cui nascono le sue storie.

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